[Quando l’amore non basta][Enzo Miccio]
Enzo Miccio racconta per la prima volta una storia personale fatta di relazioni lunghe e profonde, di passione intrecciata alla dipendenza e di un amore autentico che non riesce a costruire qualcosa di duraturo, fino a un epilogo che cambia ogni cosa.
[Tra i rododendri][Heather Christle]
Nel suo memoir Heather Christle torna con la madre negli stessi luoghi londinesi, da Bloomsbury alla British Library fino a Richmond, per interrogare la memoria, misurare la distanza tra loro e affrontare un punto oscuro condiviso, con Virginia Woolf a fare da voce interiore.
[Il bambino che sognava l’infinito][Giuseppe Minacapelli]
Un memoir in venticinque racconti in cui Giuseppe Minacapelli ricostruisce l’infanzia in Sicilia, il trasferimento al Nord, la timidezza diventata mutismo, il bullismo scolastico e i primi sentimenti, fino a riconoscere nella propria sensibilità una forma di forza.
[La mia autobiografia di Carson McCullers][Jenn Shapland]
Un incrocio di memoir, critica e biografia in cui Jenn Shapland ricostruisce la queerness occultata di Carson McCullers e interroga i meccanismi con cui le narrative eterosessuali hanno cancellato l’amore e l’identità delle donne queer dalla storia letteraria.
[Corpi e confini][Sarah Aziza]
Un memoir che intreccia il ricovero dell’autrice per anoressia con la storia della sua famiglia gazawa esule da tre generazioni, interrogando il nesso tra trauma corporeo, Nakba e diaspora palestinese.
[Le mie stanze][Franco Buffoni]
Un’autobiografia frammentata in “stanze” che intreccia luoghi, affetti e identità queer: dall’infanzia alla maturità, tra Milano, Londra e la memoria familiare.
[Io volevo i tacchi a spillo][Daria Collet]
Il primo libro di Daria Collet è un’autobiografia cruda e necessaria: la storia di una donna che ha lottato per esistere in un’Italia di provincia che non la riconosceva. Un racconto di coraggio, resistenza e ritrovata libertà.
[Di figlia in figlia][Juliet Nicolson]
Un memoir familiare che parte da Vita Sackville-West e risale fino a Pepita, ballerina di flamenco: Juliet Nicolson ricostruisce sette generazioni di donne eccentriche, indagando il peso della discendenza matrilineare e la memoria come forma di identità.