Titolo: Il libro bianco. Seguito da quattordici testi erotici inediti con testo francese a fronte
Scritto da: Jean Cocteau
Titolo originale: Le Livre Blanc
Tradotto da: Roberto Rossi Testa
Anno: 2024
Pagine: 144
ISBN: 9788867238811
Scritto verso la fine del 1927 “Le livre blanc” è il racconto cronologico che il narratore fa della sua vita in funzione della propria omosessualità. In appendice sono stati pubblicati inediti testi in prosa e in versi, il cui soggetto è assimilabile a quello dell’opera principale, non facili da datare ma che sembrano coprire l’intero arco creativo del poeta. «Idea burlesca della pederastia nel mondo. La pederastia è la forza che ama la forza.
Ogni altra forma di pederastia è ignobile – un errore dei sensi – un vizio di costituzione – eccetera. Amare sterilmente la donna è assurdo. L’amore per le donne è istinto di conservazione, l’istinto segreto di perpetuarsi, di non morire. L’amore sterile è accettabile soltanto se è rivolto a un ragazzo – a un oggetto che eccita il senso della bellezza senza che intervenga l’istinto di conservazione. Godere di. Così non c’è vizio. C’è vizio soltanto nell’utilizzo sterile di un corpo che feconda. L’uomo bello è un oggetto d’arte. La donna bella è un utensile. (Con l’uso si deforma.)
La donna moderna che rifiuta di far figli, pretendendo di svolgere il ruolo di oggetto d’arte (di vamp), è ridicola quanto una pignatta che voglia esser posta su un piedistallo. Intensità del vizio. C’è una sorta di pigrizia che ci salva dal fango. Lo spirito si eccita, ma alle pratiche di cui il piacere avrebbe bisogno il corpo si rifiuta. Sono rimasto un fanciullo. Che dico? Son diventato un fanciullo. A diciott’anni ero un uomo ridicolo. (Le donne. Madeleine Carlier.) […] La forza del vizio è che non tollera la mediocrità. La debolezza della virtù è che la sopporta, a meraviglia, e se la prefigge come scopo. Matrimonio». (Da un «Quaderno intimo», 1936). Con uno scritto di Milorad.
Jean Cocteau (Maisons-Laffitte, Seine-et-Oise, 1889 – Milly-la-Forêt, Fontainebleau, 1963) scrittore francese. Amico di Picasso e di Stravinskij, di Apollinaire e di Diaghilev, fu una delle figure più in vista dell’avanguardia parigina nel periodo fra le due guerre. Dotato di un talento multiforme, nella sua copiosa produzione rifletté via via, e a volte anche simultaneamente, tutte le mode letterarie e artistiche di quegli anni. La sua produzione in versi, raccolta in parte nel volume Poesie 1913-1923 (Poésies 1913-1923, 1924), concilia una fantasia influenzata dai pittori cubisti con l’imitazione metrica dei poeti del Cinquecento. Le opere teatrali alternano tentativi di modernizzare gli antichi miti (Orfeo, Orphée, 1927; Antigone, 1928; La macchina infernale, La machine infernale, 1934; Bacco, Bacchus, 1952) ad altri di inserire temi tragici nel costume contemporaneo (I parenti terribili, Les parents terribles, 1938). Fra i romanzi, particolarmente degno di nota I ragazzi terribili (Les enfants terribles, 1929), documento intenso e singolare della disperazione moderna.C. fu anche disegnatore e pittore, collaborò con diversi musicisti e realizzò alcune opere cinematografiche, fra cui il film autobiografico Il sangue del poeta (Le sang du poète, 1931) e la versione (1949) del suo dramma Orfeo. L’opera di C. rappresenta un tentativo, tra i più caratteristici del suo tempo, di adesione a un’estetica che consenta l’utilizzazione dei registri del reale e del surreale, il ricorso cioè alle molteplici espressioni della vita interiore offerte dall’arte, anche rischiando gli esiti più paradossali.
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