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[Virgilio, no][Monique Wittig]

Una riscrittura lesbica e femminista della Commedia dantesca: Virgilio, no, l’ultimo romanzo di Monique Wittig

Virgilio, no di Monique Wittig

Titolo: Virgilio, no
Scritto da: Monique Wittig
Titolo originale: Virgile, non
A cura di: Deborah Ardilli
Edito da: Vanda Edizioni
Anno: 2026
Pagine: 168
ISBN: 9788868995935

La trama di Virgilio, no di Monique Wittig

Come in un film di Jean Cocteau, due figure dalle sembianze umane si muovono al rallentatore, frenate da un ostacolo invisibile. A fatica, una dietro l’altra, avanzano su una superficie desertica spazzata da un vento che toglie il respiro e impedisce loro di rivolgersi la parola. Cominciano così, con una scena muta, le peripezie di Wittig (alter ego dell’autrice di Virgilio, no) e della sua guida Manastabal, protagoniste di un viaggio «classico e profano» che le condurrà in una San Francisco a un tempo reale e onirica, allucinata e dolente, capitale delle controculture omosessuali e insieme versione miniaturizzata di un regime patriarcale che sembra uscito indenne dalle contestazioni degli anni Sessanta e Settanta. Moderna, del resto, non è solo l’ambientazione del rocambolesco pellegrinaggio intrapreso dalle due fuggitive in questa riscrittura della Commedia dantesca. Moderna, in senso proprio, è la sua inserzione all’interno di una topografia interamente secolarizzata, volta a straniare la percezione del reale da un punto di vista lesbico e femminista. Troviamo così i gironi di un inferno eterosessuale popolato da «anime perdute», sottoposte a supplizi atroci che non puniscono alcuna colpa morale e riflettono semmai l’impotenza di queste sventurate a ribellarsi contro i veri nemici; il limbo lesbico dove trovare un rifugio, prezioso ma precario, dalla disperazione; e, a sprazzi fugaci, le apparizioni paradisiache di una nuova dimensione dell’umano, al di là del genere e delle classi di sesso. È perlustrando questo spazio tridimensionale che Wittig e Manastabal ritroveranno le parole in cui si concentra tutta l’energia drammatica dell’ultimo romanzo di Monique Wittig, e forse anche il segreto della passione attiva che lo anima.

«Non siamo all’inferno per dare torto alle anime perdute ma per indicare loro, all’occorrenza, il passaggio per uscirne.»

Chi è Monique Wittig

Monique Wittig è stata scrittrice, traduttrice, militante del movimento di liberazione delle donne francese, teorica femminista e lesbica. Nata a Dannemarie nel 1935, nei primi anni Cinquanta si trasferisce a Parigi. Gli studi letterari alla Sorbona e all’Istituto nazionale di lingue e civiltà orientali le lasciano l’impressione di un’erudizione interessante ma fredda. Nel 1961 inizia a lavorare come correttrice di bozze per Les Éditions de Minuit, la casa editrice dei nouveau romanciers, che pubblicherà quattro delle sue opere letterarie. Nel 1970 contribuisce alla nascita del movimento di liberazione delle donne in Francia, nel 1971 è tra le fondatrici delle Gouines rouges (lesbicacce rosse), dal 1978 al 1980 collabora con Questions féministes, la rivista teorica del femminismo materialista francofono. Quando esce Il corpo lesbico (1973) Wittig ha 38 anni, alle spalle il romanzo L’Opoponax (premio Medici 1964) e Les guérillères (1969). Nel 1976 lascia la Francia per gli Stati Uniti per insegnare all’Università di Berkeley. Nel frattempo, intesse una relazione amorosa con l’americana Sande Zeig, sua compagna per tutta la vita, con cui scrive Appunti per un dizionario delle amanti (1976). Negli Stati Uniti insegna per brevi periodi al Vassar College, alla University of California di Berkeley e alla New York University, prima di trovare una sistemazione alla University of Arizona, dove insegna Women’s Studies. Muore a Tucson il 3 gennaio 2003. Pubblicati da VandA edizioni: Il corpo lesbico (2023), Parigi-la-politica e altre storie (2024) e Il viaggio senza fine (2025).


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Questa voce è stata pubblicata il novembre 3, 2026 da in antolog(a)y con tag , , , , , , , , , , , , .

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