George Moore (1852 – 1933), nato in Irlanda, si recò giovanissimo in Francia col proposito di darsi alla pittura. A Parigi conobbe e strinse amicizie con gli emergenti impressionisti. La sua opera letteraria ha influenzato profondamente la narrativa del Novecento, da Joyce a Salinger. Dei romanzi tradotti in italiano ricordiamo Esther Waters e Ricordi della mia morta vita. Suo anche il racconto The Singular Life of Albert Nobbs da cui nel 2011 è stato tratto il film Albert Nobbs.
George Moore, Confessioni di un giovane [Confessions of a Young Man], trad. it. di G. Dàuli, Castelvecchi 2016, pp. 192, ISBN: 9788869445866
«Un essere artisticamente colto, sensibile e sensuale», ma anche «Un fallito in tutte le imprese», uno a cui «niente interessa fuor che l’arte» e che all’arte ha sacrificato «padre, madre, ricchezze, amanti». Romanzo, meta-romanzo e autobiografia, le Confessioni di George Moore ripercorrono gli anni trascorsi dall’autore nella Parigi bohémienne di metà Ottocento, dove, spinto da ambizioni artistiche, il giovane irlandese entrò in contatto con gli emergenti impressionisti (di cui questo libro contiene la prima testimonianza in lingua inglese). Con la sincerità disarmante di un “giovane Holden” ante litteram, in un misto di malinconia e noncuranza, hybris e disperazione, aridità e lirismo, Moore ci fornisce l’elenco dei suoi insuccessi: come pittore, come giornalista, come romanziere, e anche come critico, in un mosaico fuori da ogni tradizione letteraria che gettò le basi del romanzo moderno.
