Titolo: La calcolatrice meccanica
Scritto da: William S. Burroughs
Titolo originale: The Adding Machine
Tradotto da: Andrew Tanzi
Edito da: Adelphi
Anno: 2024
Pagine: 305
ISBN: 9788845939037
«Gli scrittori sono tutti morti e tutta la scrittura è postuma». Nessun altro, eccetto Burroughs, avrebbe osato proclamarlo, ed è soltanto una delle affermazioni paradossali e dissacranti che costellano i saggi qui raccolti, estratti dallo sciame meteorico che, durante una mitica stagione, investì le pagine delle riviste internazionali, letterarie e non.
Burroughs porta il lettore oltre i cordoni della polizia militare fino al cancello di aree classificate «top secret», e gli fa intravedere cose insospettate, di bruciante attualità, quali il controllo della mente – con ogni mezzo legale o illegale – da parte di politici, scienziati, giornalisti, medici, santoni e altri spacciatori, la parola come virus, la scrittura come tecnica e magia, all’occorrenza nera.
Con il suo humour vitreo composto in egual misura di lucidità e follia, rude buonsenso e visionarietà, e oltraggi a ripetizione, ci porge scampoli fulgenti di «atroce presunzione». Insegna la lettura creativa. Libera la mente dalla sudditanza e dall’assuefazione a ogni conformismo. Condisce invettive, dissezioni e profezie con raccontini ad hoc, sconci e spassosi.
E intanto disegna una singolare, illuminante galleria di autori letti, incontrati, amati, detestati: da Kerouac a Beckett, da Graham Greene a Conrad, da Fitzgerald a Hemingway, da Maugham a Proust. Leggerlo è fare un corso accelerato di disintossicazione dall’acquiescenza agli zelanti manipolatori del Potere. Burroughs ha scritto la sceneggiatura del film che chiamiamo realtà. Peccato sia la nostra.
«Gli scrittori sono tutti morti e tutta la scrittura è postuma».
William Seward Burroughs II, più comunemente noto come William S. Burroughs, è stato uno scrittore e saggista statunitense. Legato alla beat generation, ma molto lontano, per sua ammissione, dalla realtà dei beatniks o hippies, fu un autore di avanguardia che influenzò la cultura popolare e la letteratura. Molti suoi lavori partono da esperienze personali legate all’uso di droghe e alla dipendenza da oppiacei. Ribelle alla famiglia e all’educazione alto-borghese (frequentò Harvard e studiò medicina a Vienna), nel secondo dopoguerra si diede alla droga e vagabondò in tutto il mondo, vivendo tra emarginati e sbandati (esperienze descritte in La scimmia sulla schiena, 1953). Dopo una cura disintossicante cominciò a scrivere romanzi: Pasto nudo (1959), La morbida macchina (1961), Nova Express (1964), Il biglietto che esplose (1967). In questi romanzi, il radicale sperimentalismo di Burroughs e la sua allucinata visione – politica e fantascientifica – di un universo abbandonato da Dio, conteso da gruppi di potere che si servono della parola per manipolare la psiche, preda di incontrollate tecnologie, hanno avuto un’influenza profonda sull’immaginazione americana, non soltanto narrativa. I suoi libri successivi, Ragazzi selvaggi (1971), Porto dei Santi (1974) e Città della notte rossa (1981) sembrano prodotti dalla stessa matrice fantastica che caratterizza la tetralogia precedente. In Italia questi e altri suoi titoli sono pubblicati presso SugarCo e Adelphi.
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