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[Vida detenida][Pedro Almodóvar]

Vida detenida di Pedro Almodóvar: fotografie intime e poetiche a cura di Simone Azzoni

Vida detenida di Pedro Almodóvar

Titolo: Vida detenida
Foto di: Pedro Almodóvar
A cura di: Simone Azzoni
Edito da: Lazy Dog
Anno: 2025
Pagine: 24
ISBN: 9788898030835

La sinossi di Vida detenida di Pedro Almodóvar

Vida detenida raccoglie una serie di fotografie scattate da Pedro Almodóvar in uno spazio domestico e intimo, durante momenti di solitudine e contemplazione. Lontano dal set, Almodóvar scatta per compiere un gesto profondamente pop: trasformare oggetti comuni ― bicchieri, fiori, piatti, utensili ― in piccoli altari laici carichi di memoria e desiderio.

Non sono semplici nature morte, ma still life, cioè ‘vita ferma’: ogni oggetto infatti conserva vitalità, reagisce alla luce e muta nel tempo. Si tratta di fotografie senza post-produzione, dove l’interesse è per l’emozione più che per la perfezione.

Come scrive lo stesso Almodóvar: «Ciò che mi interessa è l’estasi del momento, essere vigile e catturare l’emozione dell’istante.» Questa tensione fragile e vibrante pervade ogni scatto, dove la bellezza del quotidiano si fa sacra, precaria e mai consolatoria.

Tra reminiscenze pittoriche — come il quadro di Isabel Quintanilla che ispira il primo scatto — ed echi letterari — come i versi di Wordsworth citati da Simone Azzoni nella postfazione — Vida detenida è un viaggio poetico in una quotidianità trasformata in rituale postmoderno, in cui gli oggetti perdono la loro funzione primaria e si fanno enigmi emotivi.

Un libro prezioso e raro, dove, come nel suo cinema, le cose si svelano sorprendendoci.

Chi è Pedro Almodóvar

Pedro Almodóvar, celebre per il suo cinema visivo e passionale, si cimenta in Vida detenida, una raccolta fotografica intima e personale. Scattate all’interno di spazi quotidiani, le immagini raccolgono oggetti comuni — piatti, fiori, utensili, bicchieri — che, grazie al suo sguardo, smettono di essere semplici presenze funzionali per farsi reliquie profane, cariche di suggestioni e ricordi.

Lontano dal set e dalla regia, il regista spagnolo pratica un gesto essenziale e popolare: sottrarre le cose all’ordinario e offrirle allo sguardo come frammenti di un rituale silenzioso. Non si tratta di semplici nature morte, ma di istantanee in cui gli oggetti vibrano di una vita sospesa, resistono al tempo e reagiscono alla luce, cambiando aspetto e intensità nel corso della giornata. È proprio questa capacità di rendere eterno il fuggevole che caratterizza Vida detenida, in cui ogni scatto diventa il frammento di una narrazione visiva sospesa.

Nessuna manipolazione digitale interviene a correggere o perfezionare gli scatti. Almodóvar stesso sottolinea come a guidarlo sia la ricerca di un’emozione pura e immediata. «Mi interessa l’estasi di un momento, essere vigile e cogliere l’emozione dell’istante». Questa tensione delicata e vibrante pervade ogni immagine, rendendo sacro il banale e restituendo valore al dettaglio domestico.

L’apertura della serie è ispirata a un’opera di Isabel Quintanilla, mentre tra le pagine affiorano rimandi poetici e letterari. Simone Azzoni, nella postfazione, cita  alcuni versi di Wordsworth. Rintraccia così nelle fotografie lo stesso sentimento di malinconia e sospensione del tempo che permea Splendour in the grass. In Vida detenida, il quotidiano viene trasfigurato e sottratto al consueto per diventare racconto visivo e memoria emotiva.

Questo progetto fotografico si trasforma così in un viaggio poetico dentro la quotidianità trasfigurata. Gli oggetti più umili e comuni si spogliano della loro funzione pratica e si offrono allo spettatore come enigmi emotivi, piccoli misteri silenziosi.

Un libro prezioso e raro che, come accade nel cinema di Almodóvar, sorprende. Vi riesce nel modo in cui le cose, apparentemente insignificanti, finiscono per rivelare inaspettate profondità narrative. Vida detenida è dunque più di una raccolta di immagini: è una riflessione visiva sulla fragilità del tempo e sulla capacità delle cose di custodire storie nascoste.


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Questa voce è stata pubblicata il settembre 28, 2025 da in antolog(a)y con tag , , , , , , , , , , , , , , .