I protagonisti del teatro musicale di Benjamin Britten sono esempi di una maschilità che deraglia: sono emarginati, “mezzi morti” ed eccentrici. Per questo, nel libro si parla di musica, omosessualità e identità di genere. Si parla in particolare del maschile in musica. Come fa la musica a costruire un discorso sulle identità di genere e sessuali? È possibile che anche un compositore, con gli strumenti del suo mestiere, esprima la sua posizione, offrendo una rappresentazione dell’omosessualità, o della mascolinità eccentrica? Come fa la musica, come fanno le note a parlarci di tutto ciò?
Marco Emanuele si è diplomato in Musica corale e in Composizione. Nel 2013 ha conseguito il dottorato in Culture classiche all’Università di Torino. Come compositore è interessato alla voce umana e al teatro da camera (Edoardo II, da Marlowe e Brecht, 2000; Jacques, da Ionesco, Premio Fedora 2009), e ha musicato testi di Cernuda, García Lorca, Kavafis e Testori. Come musicologo ha scritto: L’ultima stagione italiana (1997), sulle opere serie di Rossini; Commedie in musica, pastorali e piscatorie alla corte dei Savoia (2000); Opera e riscrittura (2001); Voci, corpi, desideri (2006), sull’identità di genere nel melodramma.
Marco Emanuele, Maschi all’opera. Soggetti eccentrici nel teatro di Benjamin Britten, prefazione di Luca Valentino, Mimesis Edizioni 2016, pp. 554, ISBN: 9788857527949