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[Lettere del veggente][Arthur Rimbaud]

La funzione profetica del poeta e lo sregolamento di tutti i sensi: Arthur Rimbaud in Lettere del veggente

Lettere del veggente Arthur Rimbaud

Titolo: Lettere del veggente
Scritto da: Arthur Rimbaud
Testo introduttivo di: Mariangela Gualtieri
Tradotto da: Gian Piero Bona
Edito da: AnimaMundi Edizioni
Anno: 2026
Pagine: 80
ISBN: 9791257170516

La sinossi di Lettere del veggente di Arthur Rimbaud

Questa lettera, scritta appassionatamente da un Rimbaud appena sedicenne, costituisce un elemento fondamentale nell’opera e nel pensiero del poeta, e viene considerata il primo vero manifesto delle correnti simboliste e surrealiste nonché dei movimenti d’avanguardia letteraria. L’autore vi espone, infatti, le sue teorie rivoluzionarie sulla funzione sociale del Poeta che contribuisce al progresso spirituale dell’umanità.

Datata “Charleville, 15 maggio 1871” e indirizzata all’amico Paul Demeny, la lettera promette fin dall’inizio “un’ora di letteratura nuova”, e contiene i motivi centrali della poetica di Rimbaud secondo cui il Poeta deve coltivare sistematicamente le sensazioni estreme, la “sregolatezza di tutti i sensi” per poter giungere all’Ignoto e creare del “nuovo”. Rimbaud si augura che anche la donna possa assolvere a tale compito, liberandosi dall’infinita schiavitù” a cui finora è stata sottoposta. Infine auspica l’avvento di un “linguaggio universale” che possa essere compreso da tutti i sensi contemporaneamente.

La missiva è un urlo trionfante e feroce con cui Rimbaud investe il Poeta della funzione di Profeta, di Veggente che ha la missione di guidare gli uomini sulla strada dell’Avvenire. Il Poeta deve la propria lucidità soprannaturale alla capacità di coltivare sistematicamente le sensazioni, la sregolatezza di tutti i sensi, e diventa Veggente grazie alla malattia, alla droga, al delitto, coltivando in sé allucinazioni e percezioni assolute.

Voglio essere poeta, e lavoro a rendermi Veggente: lei non capirà affatto, e io non sono quasi in grado di spiegarle. Si tratta di arrivare all’ignoto attraverso lo sregolamento di tutti i sensi. Le sofferenze sono enormi, ma bisogna essere forti, essere nati poeti, e io mi sono riconosciuto poeta. Non è affatto colpa mia. È falso dire: Io penso: si dovrebbe dire mi si pensa. – Scusi il gioco di parole. IO è un altro.


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