Queerographies

Frocio chi legge.

[Non chiamarmi col mio nome][James Purdy]

Non chiamarmi col mio nomeJames Purdy e la sua scrittura rimangono un rebus oggi come ieri. Amato da autori che non potrebbero essere più diversi – tra gli altri Jonathan Franzen, Gore Vidal e David Means che firma l’introduzione a questo libro –, non ha mai incontrato il favore del grande pubblico né lo ha mai ricercato. Forse proprio perché non l’abbiamo capito meriterebbe ancora un’altra chance per confonderci e sviarci, per mostrarci come la letteratura possa ancora essere un oggetto misterioso che prescinde da regole di scrittura fissate come fossero le tavole del tempio. La prosa di Purdy potrebbe suonare anacronistica, con le sue didascalie, il suo marchiano tell don’t show, questi personaggi che fulminano a bruciapelo gli interlocutori con domande sul senso delle cose, stridenti nella loro chiarezza e crudeli nel loro essere stralunate.

I neon di un cinema notturno piuttosto equivoco squillano UOMINI UOMINI UOMINI, e nella sala buia qualche marchettaro è intento a conoscere col tatto corpi e fremiti propri e altrui. Così come gli Holden efebici che perlustrano gli anfratti più bui di un parco sordido varcano quel territorio di confine che è l’omosessualità, allo stesso modo la lingua di Purdy sta e si misura fra ciò che dice e ciò che esclude dall’esser detto, ciò che rimane fuori ma soprattutto sotto l’abito di parole confezionato da questo formalissimo sarto letterario. Sotto una spessa patina di urbanità e manierismi, pulsa una voragine di desiderio e gli interpreti azzimati e ossequiosi di queste turpitudini mai esibite, ma solo ruminate e vissute, hanno un’onomastica e una quirkiness tutta dickensiana.

Nell’America che ha fatto una patologia della sua purezza, Purdy si prende il rischio di addossare la colpa alle vittime, con una prosa perturbante che non disvela e non smaschera, ma anzi fa più buio quando ci sono tutte le luci accese.

«Purdy è un fuorilegge della letteratura. Un autentico genio americano.»Gore Vidal

«Uno degli scrittori meno letti e più sottovalutati d’America.» Jonathan Franzen

«Uno di quella mezza dozzina scarsa di autori americani viventi da prendere sul serio.» Susan Sontag

James Purdy (Hicksville, 1914 – New York, 2009) è molto conosciuto come scrittore poco conosciuto. Sempre ai margini di ogni movimento, i suoi racconti e romanzi sono stati «il fiume sotterraneo che ha attraversato il paesaggio americano senza mai venire alla luce».


James Purdy, Non chiamarmi col mio nome [Don’t Call Me by My Right Name], trad. it . di Floriana Bossi, Racconti edizioni 2018, pp. 235, ISBN: 9788899767129

 

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