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[Lettere a André Gide][Marcel Proust]

Lettere a André Gide: Il Rifiuto, il Rimpianto e la Nascita di un’Amicizia Letteraria Straordinaria

Lettere a André Gide di Marcel Proust

Titolo: Lettere a André Gide
Scritto da: Marcel Proust
Titolo originale: Autour de La Recherche, lettres
A cura di: Lucia Corradini
Edito da: SE
Anno: 2025
Pagine: 80
ISBN: 9788867239382

La sinossi di Lettere a André Gide di Marcel Proust

Nel 1912 Proust scrisse a Gaston Gallimard proponendogli la pubblicazione di una parte della Recherche, che a quel tempo non aveva ancora terminato. Il manoscritto venne affidato a Gide, condirettore della prestigiosa «Nouvelle Revue Française», ed egli, che reputava Proust un dilettante mondano, dopo una frettolosa lettura diede un parere negativo.

Dopo questo primo e superficiale giudizio, Gide riconobbe il proprio sbaglio, e nel gennaio del 1914 scrisse all’autore: «Aver rifiutato questo libro rimarrà il più grave errore della N.R.F. – e (poiché ho la vergogna di esserne in gran parte responsabile) uno dei rimpianti, dei rimorsi più cocenti della mia vita».

Da questo momento e fino alla morte di Proust, avvenuta nel 1922, tra i due scrittori si intreccia un carteggio (di cui ci è rimasta soltanto una parte) di grande intensità intellettuale e spirituale, dove l’ammirazione reciproca e le riflessioni sulla scrittura e sulla vita offrono al lettore un documento di eccezionale importanza per comprendere a fondo la personalità di due «grandi» del Novecento.

Alle lettere fa seguito, in appendice, il Biglietto a Angèle, un testo del 1921 in cui Gide pone in risalto con estrema sottigliezza le novità apportate dal capolavoro proustiano.

Chi è Marcel Proust

Marcel Proust è stato uno scrittore francese. Considerato da molti il più grande romanziere di tutti i tempi, il suo stile ha rappresentato uno dei traguardi irraggiungibili per ogni scrittore. Esordì su alcune riviste legate al movimento simbolista. Nel 1896 uscì I piaceri e i giorni (Les plaisirs et le jours), raccolta di sofisticate prose d’occasione. Fra il 1896 e il 1904 lavorò a un romanzo che costituisce il primo abbozzo della sua opera maggiore e che fu pubblicato postumo con il titolo Jean Santeuil. Nel 1906, in seguito alla morte del padre e della madre, si trasferì in un appartamento di Boulevard Haussmann, dove fece applicare alle pareti della sua stanza un rivestimento di sugaro per proteggersi da ogni rumore. Lì, isolato dal mondo, scrisse Alla ricerca del tempo perduto (A la recherche du temps perdu, 1913-1927), monumentale ciclo di sette romanzi (La strada di Swann, All’ombra delle fanciulle in fiore, I Guermantes, Sodoma e Gomorra, La fuggitiva, Albertine scomparsa e Il tempo ritrovato) al quale lavorò sino agli ultimi giorni di vita. L’opera ha una struttura assai complessa che l’autore stesso paragonò a quella di una grande cattedrale gotica. Si tratta della ricostruzione di una vita intesa come scoperta graduale del significato dela realtà attraverso la memoria, a partire da un evento minimo e casuale: l’episodio di un dolce chiamato “madelaine” che il protagonista riassapora per la prima volta dopo gli anni dell’infanzia e che gli riporta alla mente un intero periodo della sua vita. Nell’ultimo romanzo si avvertono echi dalla filosofia di Bergson e dalla sua teoria del “tempo creativo”. L’opera è anche un grandioso affresco della società francese agli inizi del secolo, rappresentata nei suoi molteplici e contraddittori aspetti e livelli. Proust fu anche autore di una serie di scritti dedicati a scrittori e artisti dai quali emerge uno straordinario talento critico. Tra essi ricordiamo: Imitazioni e miscellanee (1919), Cronache (postume, 1927) e Contro Sainte-Beuve (postumo, 1954).


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