Nella famiglia di Piero, in una Bari esposta alla modernità, vigono rigidi canoni morali, sociali e comportamentali: in una casa per bene, la deferenza, il rispetto e la “buona creanza” non devono mai venire meno e qualsiasi diversità è marchiata come un segno di stranezza, di pericolosità o, peggio ancora, di depravazione. In questo contesto si configura (delicata, ironica e, a volte, cruda e fantasiosa), la storia di Piero. Tra i numerosi tentativi fallimentari di conformarsi agli altri, egli ambisce a fare, in modo mai urlato, le proprie scoperte e a trovare la propria vocazione nell’istintiva avversione per tutto ciò che sembra finto e costruito, contro pregiudizi e ipocrisie.
“Il pregiudizio è quella cosa per cui prima prendevo le arance avvolte nella carta perché credevo fossero ‘scelte’, poi quelle senza carta perché pensavo che quelle con la carta fossero difettate e quindi coperte apposta. Solo più tardi capii che la carta era avvolta in modo casuale”. E ancora: “Il pregiudizio è il capello lungo da drogato o da figlio dei fiori. O, come diceva Erica, da ricchione“.
Michele Lamacchia nasce a Bari nel 1977. Cura il proprio sito www.leparolecreanomondi.com, scrive per la free press e come blogger su diverse piattaforme. Ha pubblicato due romanzi (Mo Avast! e Nero), ha vinto il I concorso Narrativa Breve Satisfiction. Se gli chiedete “Che stai facendo?”, risponderà “Scrivo”.
Michele Lamacchia, Doppie punte, Lettere Animate 2017, pp. 376, ISBN: 9788868828240