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[Ritratti in miniatura][Lytton Strachey]

Ritratti in miniatura di Lytton Strachey: la biografia come arte irriverente

Ritratti in miniatura Lytton Strachey

Titolo: Ritratti in miniatura
Scritto da: Lytton Strachey
Titolo originale: Portraits in Miniature and Other Essays
Tradotto da: Mario Fortunato
Edito da: Palingenia
Anno: 2025
Pagine: 304
ISBN: 9791281765177

La sinossi di Ritratti in miniatura di Lytton Strachey

Un’eccentrica collezione di schizzi fulminei e irriverenti nelle pagine del più delizioso sabotatore di idee correnti dell’Inghilterra novecentesca.

Tra fake news e realtà aumentata, mai come ora ci siamo chiesti se ancora sia possibile parlare di verità storica. Basterebbe compiere un salto indietro di un centinaio d’anni per capire tuttavia che il tema non è nuovo, e che le risposte al quesito possono essere di sfrontata originalità. Si prendano questi Ritratti in miniatura, compilati negli anni Trenta del Novecento da uno dei maestri della prosa inglese del secolo scorso, nonché emblema del celebre Gruppo di Bloomsbury.

Lytton Strachey è stato ‘lo storico’ del Gruppo, ed è il riconosciuto inventore della moderna biografia letteraria, autore di irresistibili ritratti di personaggi storici, letterati, filosofi, raccontati miscelando erudizione, gusto per l’aneddoto, attenzione per il dettaglio, arguzia e stile di suprema eleganza.

In una nuova traduzione di Mario Fortunato che restituisce al testo l’originaria brillantezza senza però trasformarlo in uno stucchevole cliché letterario, le biografie qui raccolte mettono insieme una galleria di personaggi realmente esistiti: alcuni notissimi, come il grande filosofo David Hume e gli storici Edward Gibbon e Thomas Carlyle; altri esemplari, come gli scrittori John Aubrey (precursore del genere letterario delle « vite brevi ») e James Boswell (autore di quella Vita di Samuel Johnson che è stata a tal punto un modello da suscitare la creazione dell’aggettivo « boswelliano » per significare un acuto osservatore); altri giustamente dimenticati ancorché geniali, come Sir John Harington (introdusse il wc in Inghilterra, ma fu anche il primo traduttore inglese dell’Orlando furioso); altri ancora ineffabili, come Madame de Lieven (moglie dell’ambasciatore russo a Berlino, creatrice di uno dei salotti politico-letterari più influenti di tutti i tempi).

Presentati secondo un meticoloso criterio cronologico, i Ritratti di Strachey compongono così un’eccentrica collezione che è anche una specie di sberleffo agli ordini gerarchici e ai valori costituiti della tradizione.

E al lettore sembrerà di visitare una di quelle antiche e sorprendenti pinacoteche di certe città centroeuropee minori, dove puoi scoprire (talvolta con sconcerto, più spesso con divertimento) che la Storia ha avuto almeno due o tre diverse linee di sviluppo, e a dir poco il doppio di possibilità interpretative.

«La questione che è sempre stata non soltanto posta ma anche seriamente dibattuta, e cioè se la Storia sia un’arte oppure no, è di sicuro una delle pedanterie della stupidità umana. Che cos’altro potrebbe essere? È ovvio che la Storia non è una scienza: è ovvio che la Storia non è un accumulo di fatti, bensì una narrazione di fatti. Solo la spocchia di accademici mancati poteva dar vita a un’ipotesi così mostruosa».

Chi è Lytton Strachey

Lytton Strachey (1880-1932) studiò filosofia e storia al Trinity College di Cambridge, dove strinse amicizia con J.M. Keynes, E.M. Forster e Leonard Woolf. Insieme a loro, e con Virginia Woolf, Duncan Grant, Vanessa e Clive Bell, diede vita al Gruppo di Bloomsbury. Nel 1918 con la pubblicazione di Eminenti vittoriani ottenne ampia notorietà. Ritratti in miniatura, proposto qui in un’edizione corredata di una storia per immagini della ritrattistica inglese, apparve nel 1931.


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