Titolo: Benjamin Britten. Identità, ricezione, impegno civile
Scritto da: Simone Caputo e Alessandro Maras
Edito da: LIM
Anno: 2026
Pagine: 225
ISBN: 9788855434683
Nel cinquantesimo anniversario della scomparsa di Benjamin Britten ripubblichiamo il volume uscito nel 2015 con il titolo «Who can turn the skies back and begin again?». Nove studi su Benjamin Britten, arricchito da una nuova postfazione di Enrico Reggiani. Nove autori con competenze, provenienze e prospettive molto diverse, accomunati dalla passione per Benjamin Britten, sono stati chiamati a esplorare alcuni aspetti del percorso del prolifico compositore britannico che, a dispetto degli apparenti riconoscimenti, risulta ancora poco discusso dalla cultura italiana. Anzitutto Britten come creatore di musiche che cercarono di parlare a un ampio pubblico: specchio del mondo, territorio ambiguo di anti-eroi dolenti in contrasto con la società; offerta catartica alla comunità di riferimento; rito laico per la consacrazione di uno spazio di vita comunitaria, capace di elaborare simbolicamente i traumi del secondo conflitto mondiale. Quindi Britten autore di teatro musicale, in un’epoca di crisi del genere “opera”, tacciato di tradizionalismo, accusato di “tecnicismo” e considerato un’anticaglia destinata all’oblio di fronte alle nuove seduzioni delle più ardite sperimentazioni del secondo Novecento: in realtà, i percorsi dell’operato britteniano dialogarono sin dagli esordi in modo curioso, proficuo e intensissimo tanto con la contemporaneità, elaborata in una nuova drammaturgia sonora, quanto con le molteplici eredità della cultura musicale mondiale. E ancora Britten parte di una cerchia di giovani intellettuali, ostracizzata dall’establishment eppure desiderosa di trovare un contatto con esso: animato da un generico spirito di sinistra e omosessuale, Britten condivise con Wystan Hugh Auden, Stephen Spender e Christopher Isherwood una visione critica della Gran Bretagna “imperiale” e omofoba, e sperimentò nella seconda metà degli anni Trenta il viaggio alla volta dei più tolleranti Stati Uniti. Di ritorno in Gran Bretagna, nel 1942 Britten si dichiarò obiettore di coscienza, in un momento in cui la retorica bellica era al culmine nei territori dell’Impero: «Penso sinceramente di poter aiutare gli altri esseri umani, continuando l’opera per cui sono particolarmente preparato, dalla natura dei miei talenti e della mia formazione, e cioè la creazione e diffusione della musica».
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