Queerographies

Frocio chi legge.

[Diario. 1887-1925][André Gide]

diarioIl Diario è l’opera “capitale” di colui che nel secolo scorso fu definito, secondo un’errata ma efficace attribuzione a Malraux, il “contemporaneo capitale”, a significare lo scrittore più influente della prima metà del Novecento, il punto di riferimento di molte generazioni riguardo a ogni questione etica e intellettuale. Ben presto, attraverso i suoi testi e, soprattutto, questo Diario che Gide iniziò pubblicare, dapprima in plaquettes semiclandestine, poi in rivista, infine in volume, lo scrittore acquista un’indentità paradossale, nella misura in cui tra la sua opera narrativa e non, tra autobiografie mistificate e confessioni inconfessabili, operette morali o metateatrali e viaggi clamorosi e spesso denunciatori e questi taccuini “privati” nati dapprima come nutrimento ai suoi testi, si perde ogni differenza formativa, anzi la si ribalta, e il Diario diventa in modo sempre più invasivo il romanzo a lungo tentato, la ricerca di una narrazione liberata, aperta ad ogni disponibilità. Scrittura e trama si amalgamano, si annullano, quell’io che parla, commenta, racconta, confessa, in un estenuante esercizio narcissico e spirituale non narra la sua vita, ma quella di un altro, il protagonista finalmente denudato, il suo personaggio più riuscito, il Prometeo ribelle e libero, come nella vita fu sempre Gide. Il primo a fare il coming out della sua omosessualità (non l’aveva osato neppure Wilde), a denunciare le malefatte del colonialismo nell’Africa centrale e le false promesse del comunismo sovietico, a rifiutare ogni inquadramento ideologico, a combattere ogni forma di ipocrisia. Ebbe così generazioni entusiaste, amici fedelissimi e nemici storici potenti e pervicaci, che non gli impedirono però di guadagnarsi il Nobel con motivazioni anche morali. Bompiani aveva già pubblicato, negli anni cinquanta, gran parte del Diario. Ma l’edizione odierna è quella integrale stabilita da Eric Marty e da Martine Sagaert per l’edizione della Pléiade, dove per la prima volta sono recuperate intere parti inedite, evidenziate qui con un carattere tipografico diverso. Rinasce col Diario un’epoca affascinante e controversa, ma soprattutto uno scrittore da non dimenticare, per disponibilità verso l’altro, libertà di pensiero, per contraddizioni perenne e fascinazione ancora intatta.

André Gide (1869-1951). È stato uno degli scrittori più influenti del primo Novecento europeo, l’ultimo forse rappresentante di un’idea di scrittura tersa, armoniosa, cartesianamente razionale. Maestro di più generazioni, la sua influenza è si estesa dalla cultura al costume, sia per l’incessante ricerca di nuove forme letterarie sia per le sue coraggiose prese di posizione in materia morale e politica, rivolte soprattutto contro l’istituto borghese della famiglia e l’ipocrisia religiosa. Centrali nella sua produzione letteraria sono i temi del viaggio e della confessione, commisti di ambiguità, sincerità e narcisismo. Molti scrittori europei hanno subìto il suo influsso, la sua ascendenza, per poi, magari gidianamente liberarsene: da Sartre, a Malraux a Camus, a Barthes in patria; da Rilke, a Mann, a Flann O’Brien, ad Huxley, a James Baldwin, a Yukio Mishima e molti altri, nel mondo.


André Gide, Diario. Vol. 1: (1887-1925), a cura di Piero Gelli, trad. it. di Sergio Arecco, Bompiani 2016, pp. CXXX-1558, ISBN: 9788845274169

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